La fotografia, un’esperienza da vivere come una sfida

Il mio lavoro da insegnante mi spinge a stare sempre al passo con i tempi e mi rende sempre  la sensazione  di non essere mai abbastanza aggiornata su ciò che offre la tecnica e la tecnologia. Quindi due anni fa ho iniziato a seguire il corso di fotografia da Roberto Colacioppo. Esperienza che si è rivelata  arricchente per le acquisizioni tecniche sulla possibilità di effettuare uno scatto o meno e su come e quando farlo, ma anche sull’aspetto culturale. Infatti la prima cosa che colpisce di Roberto è l’amore per la fotografia che riesce a trasmettere solamente dalla suo modo di praticarla. Nella sua semplicità riesce a coinvolgere e a far capire quanto dietro uno scatto c’è il modo di osservare di una persona, con la sua intelligenza, le sue  emozioni, la sua creatività e potenzialità.

Tutto ciò non ha fatto altro che affascinarmi, anche perché ho accostato le sue riflessioni a quelle di pedagogisti che io amo, tra cui i padri del costruttivismo i quali dicono: ciò che conosciamo non prescinde dall’esperienza vissuta dal soggetto in apprendimento all’interno di una comunità o di un gruppo. Inoltre tutto acquista significato e quindi diventa schema mentale qualora viene agganciato a ciò che già sappiamo e abbiamo esperito e quello schema mentale diviene chiave di lettura della realtà che ci circonda.

Insomma chi apprende, diventa cocostruttore del proprio sapere e costruttore  della consapevolezza degli altri.

A questo punto La fotografia per me è diventata un’esperienza da praticare a cui mi accosto con costante sfida.

Troppo spesso dagli anni ottanta abbiamo sentito parlare di Civiltà delle Immagini, in un’accezione negativa, come se fossimo immersi in una società che cerca solo l’apparire a discapito dell’essere e fossimo tutti alla ricerca dell’edonismo, dimentichi di quali siano i veri valori.  Quindi vediamo cartelloni pubblicitari con modelle mozzafiato, i giovani che usano i vari network per fotografarsi e fotografare in pose sempre più accattivanti e praticare la fotografia solo per l’aspetto più spicciolo che offre. Però tornando alla necessità di avvicinarsi ai giovani e di capire la loro forma mentis e di stare al passo con i tempi, attualmente non c’è evento che non venga immortalato. La stessa ricerca storica è svolta con fonti iconografiche da cui non si può più prescindere. Quando vogliamo rivivere i momenti salienti della nostra vita, siamo sempre pronti a ripescare i nostri album fotografici, unici veri testimoni seri di quello che è stato.

Infatti l’invenzione della fotografia costituisce la realizzazione di un sogno antico che (a vario titolo) era stato invano perseguito dagli artisti di tutti i tempi. A ben vedere, infatti, la fotografia altro non è che una forma di restituzione prospettica automatica.

Sicuramente oggi un click non si nega a nessuno, sappiamo troppo bene quanto il passaggio dall’analogico al digitale abbia consentito la divulgazione della fotografia. Ma questo a mio parere non svaluta il valore artistico di tale pratica. E’ praticata da  tutti coloro che hanno almeno una fotocamera compatta, conosciuta e compresa da quelli che si rendono conto che non basta pigiare un bottone di una reflex per definirsi fotografi.

La possibilità di avere a portata di mano una macchinetta con facilità, potrebbe far pensare il contrario, ma la “buona” fotografia ha lo stesso valore di un componimento di Leopardi o di qualsivoglia autore, cioè è vera poesia!

Affianco agli accorgimenti tecnici e canonici, c’è la capacità del fotografo di denotare e connotare la realtà. L’osservazione è una delle prime pratiche che Roberto ci ha spinto a fare, cose che lui definisce “Il guardare oltre” , ma affianco a questa abilità è necessario sviluppare la capacità di cogliere per emozionare. Il reportage, lo still life, la ritrattistica, la paesaggistica, quella architettonica, sono tanti gli stili possibili da praticare con la fotografia. Come discente ho fin ora fruito  di tanta fotografia, nella ricerca di uno stile che mi potesse appartenere maggiormente, ma poi mi accorgo che le immagini sono sempre interessanti qualora spingono altrove e trasmettono verità recondite e amplificano lo sguardo, ossia quello che non ho visto io, è stato immortalato  da un altro in una fotografia.

Ho costante ammirazione per chi nel corso con me riesce a fotografare in un modo che  l’immagine è costruita con forme, linee, colori, luci e ombre che nessun altro riesce a realizzare e questo conferma ancora di più ciò che dicevo sopra. Fotografare è un’esperienza  da praticare nella consapevolezza che è arte qualora diviene ricerca, scoperta e manifestazione di realtà nascoste agli occhi della maggioranza.

Anna Maria Sala